
Ad infiammare di nuovo il
dibattito sulle
condizioni generali in cui si ritrova la
scuola italiana arrivano le statistiche del
rapporto OCSE "Education at a glance 2010" (foto da repubblica.it). I
dati vengono
diffusi proprio all'
inizio del nuovo
anno scolastico, nel momento clou della
Riforma voluta dal Ministro
Gelmini, mentre gli
insegnati precari continuano a manifestare con lo
sciopero della fame i loro
dissensi contro tagli e "razionalizzazioni". Un quadro allarmante, se non si interviene nella giusta direzione. Secondo l'
Ocse, l'
Italia non si impegna nella spesa per l'istruzione:
si investe male e poco.
Soltanto il 4,5% del
Pil è destinato alle scuole di tutti i cicli, quando la
media dei Paesi
Ocse industrializzati ammonta al
5,7%. All'anno
per ogni studente vengono corrisposti dallo Stato
7950 dollari (media Ocse 8250), concentrati sulle
scuole primarie e secondarie a
svantaggio dell'
Università.
Un decimo della spesa pubblica italiana è rivolto alle istituzioni scolastiche, di questa porzione
l'80% è investito
per il personale docente e non docente,
a scapito delle strutture, spesso
fatiscenti e di dubbia
sicurezza per studenti e insegnanti. Paradossalmente,
maestri e professori sono
retribuiti molto meno dei loro colleghi in altri Paesi,
fino al 20% in meno al culmine della carriera. Gli
alunni fino a 14 anni restano
in classe più della media (8200 ore contro 6777): il rapporto, però, non fa riferimento alla qualità dell'insegnamento. Infine,
poca l'apertura verso gli scambi
con le scuole estere.
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