Secondo alcuni esponenti della comunità scientifica è sbagliato considerare l'esposizione allo stess quotidiano esclusivamente in senso negativo. Una notizia in controtendenza rispetto alle recenti novità sullo stress correlato al lavoro. Lo afferma una ricerca congiunta dell'Università di New York e dell'Accademia delle Scienze della Repubblica Ceca, apparsa in questi giorni sulla rivista scientifica Plos Biology. Sembra che le connessioni neurali e la memoria, specialmente quella visiva e spaziale, siano stimolate positivamente da una qualsiasi situazione stressante per l'organismo. L'effetto: una migliore capacità di ricordare. Dagli esperimenti condotti dal team internazionale su due gruppi di cavie, risulta che i topi da laboratorio ricordino meglio il tragitto verso l'uscita del labirinto se sottoposti a un evento che provoca stress intenso, immediatamente prima o dopo il compito svolto. In questo caso si è trattato di far nuotare le cavie in un secchio d'acqua. I ricercatori, estendendo i risultati agli uomini, ritengono che nei momenti di disagio intenso e di stress sia fisico che psicologico nel contesto del lavoro, ad esempio, si è in grado di ricordare meglio le ultime informazioni acquisite e apprese.
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martedì 28 dicembre 2010
venerdì 17 dicembre 2010
Incertezza economica e stress: più fatica per il cuore
Gli italiani sembrano superare a stento la prova sotto sforzo degli ultimi 24 mesi. Infatti, tra budget familiari ridotti, cassaintegrazioni, licenziamenti, disoccupazione e tagli alla spesa pubblica alla voce del welfare, i quotidiani riportano un'altra poco rassicurante news sullo stress lavoro correlato (foto da ilcapoluogo.com). Secondo la Società italiana di Cardiologia, lo stato di stress indotto dalla crisi economica e dalla paura di perdere il posto di lavoro (o peggio ancora di non trovarlo), non ha risparmiato il sistema cardiovascolare di nessuno, giovani inclusi. Per molti, il malessere socio-economico rientra a pieno titolo fra i fattori di rischio per la salute del cuore. Un fattore difficile da gestire. I ricercatori ne sono convinti: dall'indagine Passi dell'Istituto Superiore della Sanità, sono in aumento le patologie a carico del cuore. Negli ultimi dieci mesi, ogni cento italiani, 7 di loro sono rimaste vittime della depressione. Quest'ultima, indirettamente, danneggia le pareti di arterie e cuore. L'incremento di malattie cardiache è confermato anche dal Dipartimento di Scienze Cardiovascolari e Respiratorie della Sapienza. Dallo screening di studenti dell'ultimo anno di scuole superiori, risulta che il 20% di loro presenta anomalie nel tracciato fornito dall'elettrocardiogramma.
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lunedì 6 dicembre 2010
Con lo stress, più difficile prendere decisioni
Esiste una stretta relazione fra la presenza di stress nella vita di una persona e il modo in cui un individuo è in grado di prendere decisioni. Nella comunità degli studiosi di neuroscienze, il dibattito si concentra sull'interazione fra indecisione e sintomi dello stress. In particolare, su come questi ultimi vengano amplificati di fronte a una situazione ansiogena, ad esempio valutare più opzioni per effettuare la scelta migliore nel più breve tempo possibile. Situazione che avviene spesso in ambito lavorativo e professionale. Questa volta, la news sullo stress lavoro correlato sta proprio nell'indagine effettuata dell'Istituto Riza di Psicosomatica. Su 865 italiani intervistati, di età compresa fra i 18 e i settant'anni, più del 70% ha risposto di avere difficoltà di decisione quando si trova sotto pressione. Colpiti di più gli uomini (67%) rispetto alle donne (33%). L'incapacità di decidere, se diventa quotidiana, quindi cronica, presenta vari effetti negativi sul fisico come tensione muscolare, cefalea, emicranie, tachicardia, ansia. Quest'ultimi, come "agenti patogeni", agiscono sul sistema limbico e, trasformandosi in paure come in un circolo vizioso, aumentano il livello generale di stress nell'individuo. Di conseguenza, le facoltà di scelta risultano ancora più intaccate. Di fronte all'ennesima decisione, il cervello ricorda la sensazione di malessere vissuta precedentemente e manda segnali negativi all'organismo, come tensione e paura.
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venerdì 12 novembre 2010
Multitasking? Nel lavoro e a casa è prerogativa delle donne
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mercoledì 10 novembre 2010
Troppi decibel sul lavoro. E lo stress sul cuore si fa sentire
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martedì 26 ottobre 2010
Italiani più stressati, ma con meno lavoro
Per la prima volta dal 2005, quasi un italiano su due è convinto di un peggioramento del proprio stato psico-fisico e si autodefinisce stressato. Infatti, nel 76% dei casi il malessere generale è dovuto proprio ai sintomi dello stress e all'ansia quotidiana. Risultati che emergono dalle oltre mille interviste di Astraricerche per Philips Index, effettuate su un campione rappresentativo di italiani tra 20 e 70 anni, i quali hanno partecipato allo studio sociologico e di autovalutazione intitolato "Health&Wellness Italian Index 2010". In particolare, risulta che la metà degli intervistati consideri il proprio livello di stress molto significativo. Nell'8% dei casi si arriva a definirlo preoccupante. Allarmanti, infatti, sono i dati sui livelli di stress scaturiti dalle interviste che hanno riguardato le donne di età compresa fra i 18 e 44 anni. La percezione dello stress è collegata principalmente ai problemi di natura sociale ed economica (60% del campione), seguono gli stimoli negativi dall'ambiente esterno o dal mondo ed infine il lavoro. Il test ha evidenziato che gli italiani non hanno considerato lo stress collegandolo all'attività lavorativa ma dal punto di vista della precarietà del mondo del lavoro. Italiani sempre più stressati per la ricerca e il mantenimento di un posto di lavoro e non dal lavoro stesso.
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martedì 12 ottobre 2010
Assenti dal lavoro per lo stress: emergenza sociale
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mercoledì 6 ottobre 2010
Via lo stess se la dieta include noci
Molti studi provano scientificamente che un'alimentazione bilanciata sia uno dei mezzi principali per combattere e prevenire i sintomi dello stress da lavoro fisico e mentale. Questa volta una comprovata ricerca del dipartimento di salute comportamentale della Pennsylvania State University (Stati Uniti) ha dimostrato che l'inserimento nella dieta di tutti i giorni di 40 grammi di noci o dell'olio di noci come integratore aiuta effettivamente contro i danni dello stress, soprattutto quelli a carico del cuore e delle arterie. Merito delle proprietà anti-infiammatorie e anti-colesterolo di questi frutti. I benefici degli acidi grassi contenuti nelle noci sull'organismo in condizioni di stress sono stati studiati e illustrati dettagliatamente nel "Journal of the American College of Nutrition" a fine settembre. I risultati derivano da un esperimento condotto su tre gruppi di volontari, formati da 22 individui sani ma con un alto livello di colesterolo LDL nel sangue. Al primo gruppo è stata imposta, per sei settimane, un'alimentazione che includesse nove noci al giorno, al secondo olio di noci oltre alla frutta secca da consumare e al terzo gruppo, quello di controllo, è stato imposto di seguire una dieta senza noci. Anche se sottoposti a situazioni di disagio psicologico e di fatica, i primi due gruppi hanno reagito meglio del terzo, dimostrando un abbassamento del livello di colesterolo e di pressione sanguigna.
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lunedì 27 settembre 2010
Un vademecum per il cuore, contro lo stress a lavoro
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lunedì 20 settembre 2010
Stress cronico per le donne. Un alleato dei tumori
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mercoledì 15 settembre 2010
Se lo stress diventa aritmico
Un articolo apparso sul quotidiano online del Corriere della Sera punta il dito contro lo stress e lo annovera fra le prime cause di fibrillazione atriale, un'aritmia del cuore che se tracurata o non trattata con i giusti farmaci può aumentare il rischio di ictus, scompensi cardiaci e infarti. Le statistiche affermano che questo problema riguarda circa settecentomila persone e la percentuale ogni anno tende a salire di circa centoventimila casi. Di solito colpisce le persone sopra i 55 anni di età, ma più del 10% del totale della popolazione che soffe di questo disturbo è caratterizzata da giovani apparentemente sani e senza sintomi. Sempre secondo l'articolo, gli sportivi o chi a causa del lavoro costringe il proprio fisico ad attività intense risultano fra i principali soggetti a rischio di fibrillazione. I lavoratori sottoposti a sorveglianza sanitaria possono correre ai ripari: utile un esame cardiaco preventivo per identificare il pericolo di aritmia ventricolare e la compatibilità fisica del lavoratore con le mansioni richieste. Le palpitazioni di per sé rappresentano il primo sintomo di questo disturbo che, però, può diventare cronico in presenza di una continua esposizione a situazioni stressanti, a cattive abitudini alimentari e agli eccessi dello sport o alla mancanza di movimento.
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mercoledì 8 settembre 2010
Fare gli straordinari: lo stress che va dritto al cuore
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venerdì 3 settembre 2010
Stress? La risposta dipende anche dai geni
Di fronte a una scadenza di lavoro, anticipata improvvisamente di qualche giorno dal proprio capo, c'è chi rimane con i nervi saldi nonostante lo stress altissimo e c'è chi invece perde la pazienza e si lascia sopraffare totalmente dallo stress da lavoro, reagendo con nervosismo o angoscia.La risposta individuale ad una situazione stressante dipende dal corredo genetico personale e non si tratta di una semplice scelta dettata dalla tensione del momento. E' questa la conclusione di un gruppo di studiosi olandesi, presentata a luglio durante un congresso europeo di Neuroscienze ad Amsterdam. Sottoponendo un campione di persone ad una scansione del cervello durante un esperimento di stress, si sono accorti che negli individui incapaci di gestire lo stress, la zona del cervello che si occupa delle emozioni (l'amigdala) è più attiva rispetto a chi mantiene lo stress sotto controllo. Questa iper attività dell'amigdala è dovuta ad un gene ereditato dalla propria famiglia, un gene che diventa attivo proprio in presenza di stress. Il gene si è però modificato con l'evoluzione e con l'ereditarietà e ha condotto ad una risposta diversa per altri individui, dove la corteccia del cervello ha la meglio sull'amigdala. Una scoperta scientifica davvero interessante.
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Un capello per misurare lo stress
L’ultima scoperta in fatto di valutazione rischio stress viene , come spesso accade, da un gruppo di ricercatori d’oltreoceano, che, analizzando i capelli dei pazienti ricoverati in ospedale per malattie cardiovascolari, hanno scoperto una interessante coincidenza.
Lo studio, compiuto ad opera dell’Università di Ontario, e pubblicato dalla rivista Stress, afferma che esiste una sostanza che può trovarsi nei capelli e che risulta essere un ottimo indicatore del livello di stress del soggetto in esame, a tal punto che una quantità eccessiva di questa sostanza può essere considerato come un campanello d’allarme per infarti o problemi affini, che sempre più spesso sono causati da eccessivo stress da lavoro.
La sostanza in questione è il cortisolo, un ormone associato, appunto, allo stress. I ricercatori hanno basato i loro studi sull'analisi delle quantità di cortisolo presenti in una determinata lunghezza del capello. Cosi facendo, analizzando il rapporto tra centimetri di capello e quantità di ormone in esso presente, almeno secondo quanto affermano gli studiosi, è possibile predire un attacco cardiaco e correre ai ripari per tempo.
Lo studio, compiuto ad opera dell’Università di Ontario, e pubblicato dalla rivista Stress, afferma che esiste una sostanza che può trovarsi nei capelli e che risulta essere un ottimo indicatore del livello di stress del soggetto in esame, a tal punto che una quantità eccessiva di questa sostanza può essere considerato come un campanello d’allarme per infarti o problemi affini, che sempre più spesso sono causati da eccessivo stress da lavoro.
La sostanza in questione è il cortisolo, un ormone associato, appunto, allo stress. I ricercatori hanno basato i loro studi sull'analisi delle quantità di cortisolo presenti in una determinata lunghezza del capello. Cosi facendo, analizzando il rapporto tra centimetri di capello e quantità di ormone in esso presente, almeno secondo quanto affermano gli studiosi, è possibile predire un attacco cardiaco e correre ai ripari per tempo.
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