Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta lavoro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lavoro. Mostra tutti i post

lunedì 27 dicembre 2010

Patologie professionali: è tempo di ricerca

Un recente bando di concorso dell'Inail prevede l'assegnazione di circa tre milioni di euro alle Università e agli Istituti di ricerca italiani che presentano un progetto di studio innovativo sulle malattie professionali riconosciute e sullo sviluppo di tematiche come le malattie neurodegenerative, quelle dovute all'esposizione di onde elettomagnetiche e materiali dannosi e le patologie multifattoriali.
C'è ancora molto da scoprire nel campo delle patologie professionali, soprattutto per quanto riguarda il loro collegamento con l'epidemiologia e la fisiopatologia. Inoltre, il monitoraggio costantemente il fenomeno permetterebbe di prevenire e intervenire in maniera efficacecontro le patologie lavoro correlate. L'incentivo da parte dell'inail, oltre ad essere un'importante fonte di finanziamento alla ricerca, permetterà agli istituti partecipanti di contribuire, con i loro risultati scientifici, alla definizione e al perfezionamento del quadro normativo sul tema. Intanto alcune regioni, come il Friuli Venezia Giulia, hanno pubblicato un atlante-guida sulle malattie professionali, che documenta anche quelle introdotte di ricente, circa 1200 ogni anno.

martedì 21 dicembre 2010

Laureati: migrare è la soluzione per chi cerca lavoro

Qual è la soluzione per un giovane laureato che ha progetti e idee per un nuovo business ma non riesce a trovare nel proprio Paese né le condizioni né il modo di coltivare il proprio sogno? Semplice: deve migrare alla ricerca di un'opportunità di lavoro concreta al di fuori del proprio territorio. Nell'ultimo ventennio la fuga di cervelli (brain drain), secondo gli studi dell’Istituto per la Competitività, ha procurato una perdita economica e di competitività (calcolata in base ai brevetti depositati da italiani all'estero) stimabile intorno ai 4 miliardi di euro. In base ad un recente sondaggio di Svimez, ogni anno circa 20 mila laureati si spostano dal Sud al Nord del Paese. Alle migrazioni interne si aggiungono quelle verso l'estero: il 6,7% degli italiani con conoscenze specialistiche espatria. Flusso che viene bilanciato, almeno in termini numerici, da personale di profilo medio basso o poco qualificato proveniente dall'estero, specialmente dalla Romania. Secondo Svimez, i datori di lavoro italiani, in particolare del settore turistico-alberghiero e di quello alimentare, prevedono per il 2011 un incremento del proprio organico: per queste offerte di lavoro e promozione il requisito essenziale è l' haccp per promoter. Certamente, buone opportunità di lavoro che, purtroppo, non rispondono al profilo di competenze di chi migra verso l'estero.

lunedì 13 dicembre 2010

Incidenti mortali sul lavoro: bilancio parziale del settore edile

Arriva un altro bollettino di guerra per chi lavora nell'ambito dell'edilizia: salgono a 135 gli operai che, quest'anno, hanno perso la vita lavorando nei cantieri italiani tra gennaio e novembre. La fonte di questa allarmante notizia è l'Osservatorio sul lavoro di Vega Engineering - Mestre (foto da ecodibergamo.it). Da quanto riportato, circa il 29% sul totale delle morti bianche avviene proprio nel settore delle costruzioni, specialmente al Centro-Sud (57,8%). Secondo gli esperti dell'Osservatorio, la causa principale di morte è la caduta da un'altezza - più o meno elevata -, imputabile alla mancanza di protezioni nelle strutture dei poteggi (es. parapetti) o del rispetto di elementari norme anti-infortunio (imbragature, scarpe). La regione dove accadono più frequentemente incidenti fatali è la Campania, con 18 vittime finora accertate. Lazio e Veneto si ritrovano, rispettivamente, a quota 14 e 12 decessi: un triste primato. Più di un decimo delle vittime sono operai stranieri. Se da un lato la prevenzione e la formazione costituiscono lo strumento per evitare queste stragi silenziose, dall'altro molti sono gli adempimenti del datore di lavoro in materia di sicurezza che vengono raggirati a causa di cattiva informazione e vuoti normativi. Più grave lo scenario dipinto dall'Osservatorio Articolo 21: dall'inizio del 2010 a fine novembre risultano1045 morti sul lavoro in tutti i settori, 580 in più di quelli registrati da Vega Engineering.

mercoledì 1 dicembre 2010

Ripresa del lavoro e dell'economia. Sfiduciati gli italiani

Un'indagine di GPF, un importante istituto di ricerca e consulenza strategica per le industrie italiane e le PMI, afferma che la maggior parte dei lavoratori e degli italiani in generale si rivela in ansia per lo stato di salute del Paese, in particolare sul versante delle dinamiche economiche (foto da america24.com). L'istituto, oltre ad offrire seminari e corsi per le PMI, ha realizzato numerosi studi su altre tematiche, tra i più recenti quello sull'evoluzione dei consumi e il comportamenti degli italiani di fronte al pensionamento e alla previdenza integrativa. Secondo Gpf, l'indice che misura la fiducia delle famiglie italiane nei confronti dell'economia, è fra i più bassi degli ultimi 20 anni, se paragonato a tutte le ricerche precedenti. Data la contrazione del potere d'acquisto, quasi il 40% degli italiani si ritiene destabilizzato. Soltanto il 49% degli intervistati valuta la situazione economica immutata. La sfiducia degli italiani e la più grande consapevolezza della crisi economica globale, sono state ampiamente documentate dai risultati del sondaggio presentati nel corso dell'Italian Axa Forum, una conferenza annuale incentrata sugli scenari economici immediati e futuri della nosta nazione.

lunedì 22 novembre 2010

Oltre a uno stipendio minore, meno tempo libero per le donne

Dai dati di novembre 2010 dell'Istat riferiti allo scorso anno, le donne svolgono in casa il 76% del lavoro domestico, dividendosi fra pulizie, cucina, cure e educazione per i figli. Più di tre quarti delle mansioni totali spettano alle mogli o alle compagne: l'Istat ribadisce il Gender Gap (divario di genere) tra uomo e donna nella suddivisione del carico di lavoro in famiglia, disuguaglianza confermata in qualsiasi zona d'Italia, con un accento al sud. Una giornata, in media fra lavoro retribuito e casalingo, dura 9 ore e 28 minuti per le donne contro le 8 ore e 10 degli uomini. I sintomi dello stress sembrano farsi più evidenti per le prime. A rincarare la dose, anche l'indagine "Rompere il cristallo" condotta a fine ottobre dall'Isfol, l'Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori, che segnala nel nostro Paese la presenza di un forte Gender Pay Gap (divario retributivo di genere). Tra donne e uomini con bassa scolarizzazione, la differenza di salario, calcolato in media oraria, si attesta al 15%, per le persone diplomate si ferma al 10% e, infine, fra donne e uomini con una laurea o altri titoli di studio post laurea, paradossalmente, il gap sale al 13%.

venerdì 19 novembre 2010

Delegare il controllo sul lavoratore. Consentito, in certi casi

Nel caso in cui un datore di lavoro intenda vederci chiaro su una mancanza di beni aziendali o del magazzino, è possibile monitorare sul posto di lavoro i propri dipendenti ingaggiando, ad esempio, personale di un'agenzia investigativa. Agenti che possono operare anche dissimulando il proprio incarico, dal momento che non hanno un potere diretto di vigilanza ma offrono alcuni specifici servizi per le imprese. A stabilirlo, la recente sentenza 23303 della Corte di Cassazione, che ha respinto il ricorso di un direttore di supermercato di Messina, licenziato per giusta causa nel 1998. Era stato sorpreso dai "clienti-007" mentre arraffava dagli scaffali merce per l'importo riportato dagli scontrini che aveva riciclato per coprire il furto. Secondo la Cassazione, infatti, gli articolo 2, 3, 4 dello Statuto dei Lavoratori, pur circoscrivendo il raggio d'azione e i mezzi che consentono la difesa degli interessi del datore di lavoro a tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori, non sono incompatibili con il suo diritto di verificare la condotta del dipendente in concomitanza a fatti illeciti, reali o presunti, che possono danneggiare l'esistenza stessa dell'azienda. Controlli per uno scopo ben preciso che possono avvenire, indipendentemente, in maniera occulta o dichiarata.

giovedì 18 novembre 2010

Il lavoro nero nega l'assistenza alla famiglia

In occasione della seconda Conferenza Nazionale sulla Famiglia, che si è svolta a metà novembre a Milano, Donneuropee e Federcasalinghe hanno sottolineato l'irrinunciabilità del diritto alla cura e all'assistenza per tutte le famiglie. Secondo le associazioni, lo Stato non può tagliare risorse, al contrario, deve continuare ad impegnarsi nei confronti delle famiglie. Le istituzioni devono garantire sia i fondi, sia l'accessibilità al personale di assistenza, quest'ultimo dotato di una formazione adeguata. Lo Stato deve essere presente per le persone che vivono in condizioni di disagio o che hanno un familiare a carico, disabile o malato. Una riflessione, quella sulla regolarità dei lavoratori nei servizi alla persona e sulla disponibilità delle risorse a sostegno dei nuclei familiari, che ha portato il Presidente di Federcasalinghe a puntare nuovamente il dito contro il problema del lavoro sommerso. Le statistiche dell'Istat parlano di un Italia in balia del lavoro nero, quest'ultimo costituirebbe circa il 17% del Pil, con i suoi 7 miliardi di euro fantasma. Svicolando da imposizioni e tasse, il lavoro sommerso diminuisce il benessere delle famiglie, scaricando su queste l'onere delle cure e dell' assistenza. Un che peso grava moltissimo sul bilancio familiare. E che innesca il circolo vizioso del lavoro nero: le famiglie sono costrette a ricorrere al lavoro irregolare. In due modi: prestandosi ad un secondo lavoro non dichiarato per permettersi le spese o con assunzioni di lavoratori al nero nel settore dei servizi alle persone.

martedì 16 novembre 2010

Pendolari: insostenibile lo stress da traffico

Che la sicurezza sulle strade rimanga una problematica collegata all'incolumità di chi si reca a lavorare e, quindi, connessa alla stessa sicurezza nei luoghi di lavoro è fuori questione. Purtroppo, nel corso del 2009, l'Inail ha rilevato un numero maggiore di incidenti in itinere che ha coinvolto lavoratori e lavoratrici pendolari. Dati diffusi a luglio 2010 con una tendenza verso la crescita, ancora da verificare per quest'anno. I responsabili per il settore mobilità di Legambiente, intanto, hanno diffuso in anticipo i risultati di un'indagine più ampia, relativa ai livelli di stress, inquinamento ambientale e acustico nelle principali città italiane. Secondo Legambiente, è soprattutto lo stress provocato dagli spostamenti in auto a creare momenti di microconflittualità per circa il 60% delle persone al volante, specialmente se lavoratori pendolari. Non considerando il tempo per il tragitto da e verso il luogo di lavoro, si calcola circa un'ora persa dai lavoratori bloccati in coda per il traffico. Ecco che scatta l'insulto, accompagnato o meno dal clacson, con l'attaccabrighe di turno e con chi non rispetta le precedenze. Oltre a rimetterci in salute, il nervosismo fa diminuire l'attenzione dei guidatori con un conseguente aumento della probabilità di incidenti. Pericoli imputabili proprio ad uno stato momentaneo di alterazione.

venerdì 12 novembre 2010

Multitasking? Nel lavoro e a casa è prerogativa delle donne

Massimizzare il tempo a disposizione, dividendo la propria attenzione e le capacità cognitive fra due o più compiti diversi (immagine da clipartof.com). Per la maggior parte delle lavoratrici, con una famiglia a carico e le questioni domestiche da gestire, il multitasking è una caratteristica innata e una chance per emergere nel lavoro. Per molte donne, il fatto di essere più abili degli uomini nel portare a termine svariate azioni contemporaneamente, come ad esempio lavorare al computer mentre si conversa al telefono oppure durante la pausa pranzo o uno spostamento sui mezzi urbani, sarebbe una condanna più che un dono. Nello specifico, uno studio della Camera di Commercio di Milano effettuato su duecento imprese lombarde ha stabilito che la giornata di una donna lavoratrice passerebbe da 24 a 27 ore, se non fosse per la capacità del multitasking. Un modello di azione che vede impegnate il 92% delle donne contro l'80% degli uomini intervistati. Se non fosse per l'aumento della flessibilità dell'orario lavorativo (un impresa lombarda ogni tre), servirebbe più di una consulenza sullo stress da lavoro. Infatti, un'azienda su quindici permette anche il lavoro da casa: diventa più semplice occuparsi dei figli e delle faccende di casa senza tralasciare il lavoro.

giovedì 11 novembre 2010

Allergie respiratorie: a scuola più che per strada

L'aria che respirano bambini, ragazzi e insegnanti nelle scuole italiane non è delle migliori, anzi risulta più inquinata di quella presente nelle vicine strade trafficate (immagine da scuolamagazine.it). Dalle ispezioni effettuate dall'Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale in 13 diversi edifici scolastici collocati in varie regioni d'Italia, emerge che la presenza di polveri sottili raggiunge gli 80 microgrammi per metro cubo, quando il limite per le aree stradali esterne è fissato a 40 microgrammi. Risultati poco incoraggianti, resi noti a novembre anche da Federasma Onlus e dal Ministero dell'Ambiente. Anche il sondaggio parallelo, condotto su bambini e insegnanti, ha mostrato che il 30% di loro è costretto spesso a rimanere a casa per rinite e asma allergica, quest'ultima fra le allergie professionali più frequenti.
Nell'insieme degli allergeni campionati dall'Ispra è stato rilevato un alto tasso di formaldeide, di circa il 400% in più rispetto a quello presente nell'aria esterna. Oltre alle sostanze volatili inquinanti derivanti da colle, vernici e detergenti, sono state trovate alte percentuali di polline, acari e spore. Con la cattivo ricambio d'aria e con l'aumento delle temperature, le sostanze chimiche tendono a ristagnare. Aumenta così la loro concentrazione.

martedì 9 novembre 2010

Lavoratori sul grande schermo, insieme contro le morti bianche

Ha preso il via a Roma, nella seconda settimana di novembre, la terza edizione della Settimana Internazionale sulla Sicurezza, promossa da Enel, con il contributo organizzativo del comitato tecnico per la Sicurezza di Confindustria, dell' Assessorato al Lavoro del Lazio e la partecipazione dell'Università La Sapienza. L'apertura dell'evento è stata caratterizzata dalla proiezione del film documentario "I casi della vita", presentanto ad agosto al Festival del Cinema di Locarno. Il film, oltre a raccontare la storia dei lavoratori Enel italiani nel Belpaese e all'estero, riporta le testimonianze dei dipendenti che sono stati vittime in prima persona o indirettamente di incidenti sul lavoro. L'imperativo: sensibilizzare tutti i partecipanti all'International Safety Week, perchè di lavoro si può morire ancora. Ridurre il numero, la gravità degli incidenti e le morti bianche, partendo dalla conoscenza del fenomeno. Un esempio d'impegno sul fronte della sicurezza nei luoghi di lavoro. Dopo il premio Etica e Impresa 2010, sono poche le aziende italiane che, come il gruppo Enel, si sono dedicate attivamente alla sostenibilità sociale. Secondo gli esperti di Confindustria, le cause principali degli infortuni sono gli appalti al ribasso e una concorrenza sleale, che conducono a tagli sulla salute e la sicurezza di chi lavora.

lunedì 8 novembre 2010

Gli incidenti raddoppiano con i turni di notte

L'Università della British Columbia, in Canada, ha dimostrato che durante le ore di lavoro serali e notturne il tasso di incidenti fra gli operai e i commessi aumenta esponenzialmente rispetto alla stesse mansioni svolte di giorno (foto da risparmiosoldi.it). In particolare, sembra che il rischio di subire un infortunio aumenti di più le lavoratrici che per i colleghi uomini. La notizia è stata riportata in questi giorni dal quotidiano La Stampa, nella sezione dedicata ai temi di salute e benessere. Di sicuro non si tratta di una scoperta rivoluzionaria ma supporta con un approccio scientifico l' idea comune che il lavoro notturno sia certamente meno salubre e più pericoloso di quello diurno, contrariamente alle persone che si ritengono più concentrate e produttive durante le ore di buio. Lo studio canadese ha preso in esame statistiche e serie storiche di oltre 30 mila lavoratori, dati collezionati dalla Statistics Canada Survey of Labour e dalla Income Dynamics. La causa principale è il disturbo del ciclo naturale di riposo e del ritmo sonno-veglia, che induce maggiore stress quotidiano e una successiva sonnolenza improvvisa durante lo svolgimento del lavoro di notte. Sulle donne poi gravano più responsabilità e più impegni famigliari e il tempo di recupero è maggiore per loro. Stanchezza che alimenta gli infortuni sul lavoro.

venerdì 5 novembre 2010

Quando l'offerta di lavoro non incontra la domanda

Una situazione paradossale, quella italiana, che dimostra lo squilibrio esistente fra gli obiettivi di chi cerca lavoro e le esigenze reali delle aziende che lo richiedono. Sono circa 140 mila le piccole-medie imprese nel nostro Paese rimaste a corto di lavoratori specializzati, di artigiani e periti tecnici. Settanta i profili ricercati senza una corrispondenza. Lo svela Confartigianato, con i dati Excelsior-Unioncamere di quest'anno, attraverso una relazione dedicata ai mestieri più ignorati dagli italiani in età lavorativa, specialmente dai più giovani. Aziende (sartorie, falegnamerie, gelaterie, d'installazione impianti, fabbriche tessili) che non vengono prese in considerazione dai candidati. Per evitare di rimanere bloccate per la mancanza di addetti, ricorrono a manodopera estera, non sempre provvista di competenze specifiche e di una formazione sulla sicurezza sul lavoro. Secondo il Ministero del Lavoro, uno dei motivi dietro questo paradosso è la mancanza di cultura verso la formazione professionalizzante e artigianale. Posizione discutibile, visto i tagli prospettati per le scuole ad indirizzo tecnico-scientifico, come gli istituti alberghieri, e la mancanza di laboratori.

lunedì 25 ottobre 2010

Lavoratori a metà, tra part-time e lavoro nero

Da una recente inchiesta svolta dal quotidiano La Stampa e pubblicata nell'inserto di "Tuttolavoro", risulta che dal 2009 il 20% degli italiani svolge una seconda attività oltre alla propria occupazione ufficiale. Un lavoratore ogni cinque si divide tra due lavori: purtroppo, in base all'indagine che ha comparato il numero ufficiale degli occupati con le posizioni di lavoro registrate, dalla differenza risulta che spesso il secondo lavoro è al nero. Se da un lato, per far fronte alla crisi e alla precarietà di lavoro, si ricorre a un secondo lavoro (per esempio part-time), dall'altro il fenomeno del doppio lavoro irregolare sarebbe innescato in generale da motivi fiscali. Si lavorerebbe di nascosto per due ragioni: per evitare di superare una determinata soglia di reddito o per evitare di incorrere in un taglio dell'accumolo di redditi. Tralasciando il discorso dei danni per la colletività e lo Stato, in queste allarmanti dinamiche tra crisi economica e inflazione chi è costretto a lavorare al nero, perde contributi e corre molti rischi per la propria salute e sicurezza per ottenere in cambio un'entrata sicura. Un reddito "nero", non dichiarato, che permette una vita ai limiti della sopravvivenza.

lunedì 18 ottobre 2010

Alimenti-pirata: i più temuti dagli italiani

Più gravi delle frodi fiscali, più preoccupanti delle truffe finanziarie: le varie alterazioni, sofisticazioni e contraffazioni alimentari realizzate dal pericoloso mercato dell'agromafia spaventano più della metà degli italiani - il 60% per l'esattezza- (foto da virgilio.it). Segno che la sicurezza alimentare sta ancora molto a cuore ai cittadini, così come la possibilità di prevenire, da un lato, i rischi per la salute e, dall'altro, i danni delle frodi contro la commercializzazione e la qualità dei veri alimenti Made in Italy. Questo il risultato fa parte del più ampio sondaggio realizzato da Coldiretti - Swg, nell'ambito del rapporto sulle Agromafie di Eurispes-Coldiretti, presentato a metà ottobre nel corso del X Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione a Cernobbio. Emerge, inoltre, i consumatori non riescono a decifrare dalle etichette la provenienza delle materie prime, spesso importate dall'estero e fuori dall'EU, dove i controlli sulla genuinità e sulla sicurezza sono minori, se non addirittura inesistenti. Materie prime estere che possono essere traformate in prodotti alimentari con il marchio Made in Italy, dal momento che la legge lo permette. Un aspetto positivo esiste: i sequestri di prodotti alterati e contraffatti sono aumentati (40% in più rispetto al 2009), perchè esistorno più controlli sugli alimenti.

venerdì 24 settembre 2010

Un chip usa e getta cattura le sostanze stupefacenti

Secondo un articolo apparso sul quotidiano britannico DailyMail, tra circa un anno, sarà più facile ed economico effettuare un accertamento sulla tossicodipendenza degli autisti, dei conducenti di mezzi pubblici o di chi svolge un lavoro rischioso per l'incolumità altrui (foto da unira.it). Ciò sarà reso possibile da un innovativo test antidroga usa e getta. Il dispositivo, progettato dalla società inglese Universal Sensors, si chiama Vantix ed è costituito da un microchip che verifica l'assenza di sostanze stupefacenti nell'organismo a partire da una semplice goccia di saliva. Secondo il team di ideatori, il risultato del test è disponibile nel giro di cinque minuti e ha un'affidabilità molto elevata nei confronti di molti tipi di droga. Semplicissimo il funzionamento: le molecole delle sostanze psicotrope presenti nella saliva vengono catturate dagli anticorpi presenti nel microchip. Dalla reazione chimica si origina una piccola scarica elettrica che illumina la spia del dispositivo, rivelando la positività alla droga. Se il nuovo test antidroga entrerà in commercio avrà un enorme impatto sociale, dal momento che potrebbe essere esteso anche nella sfera privata e familiare. Immediati i risvolti pratici per i datori di lavoro, che si troveranno a sostenere minori i costi sia per le visite di accertamento sia per gli esami di laboratorio.

lunedì 13 settembre 2010

Ancora morti sul lavoro. Oltre la fatalità

Ormai, quasi ogni giorno i decessi sul luogo di lavoro alimentano la cronaca nazionale. Incidenti e morti: un dato di fatto, vite in meno che diventano delle cifre in negativo nelle statistiche annuali. Accade ciclicamente, senza che la società possa mai imparare davvero dalle morti bianche, dagli errori commessi e dall'accertamento delle responsabilità. A volte i lavoratori muoiono per fatalità o per rischi imprevedibili. Molto più spesso, invece, si tratta di gravi negligenze nell'implementare le regole sulla sicurezza o di carenze nel sistema dei controlli. Secondo l'opinione di alcuni sindacati (Filca Cisl), la voce sicurezza è la prima a essere ridotta nei momenti di crisi economica o in casi specifici, come nel sistema dei massimi ribassi nelle gare di appalto. E i rischi sul lavoro, quelli prevedibili, diventano la più grande minaccia.
Qualche giorno fa in Campania, a Capua, tre operai sono morti per asfissia da un mix di elio e azoto nelle cisterne di un'azienda olandese, mentre ultimavano un lavoro di manutenzione. Un'altra tragedia, l'ennesima dimostrazione che senza sicurezza sul lavoro si muore.

martedì 7 settembre 2010

L'istruzione in Italia: un disastro secondo l'OCSE

Ad infiammare di nuovo il dibattito sulle condizioni generali in cui si ritrova la scuola italiana arrivano le statistiche del rapporto OCSE "Education at a glance 2010" (foto da repubblica.it). I dati vengono diffusi proprio all'inizio del nuovo anno scolastico, nel momento clou della Riforma voluta dal Ministro Gelmini, mentre gli insegnati precari continuano a manifestare con lo sciopero della fame i loro dissensi contro tagli e "razionalizzazioni". Un quadro allarmante, se non si interviene nella giusta direzione. Secondo l'Ocse, l'Italia non si impegna nella spesa per l'istruzione: si investe male e poco. Soltanto il 4,5% del Pil è destinato alle scuole di tutti i cicli, quando la media dei Paesi Ocse industrializzati ammonta al 5,7%. All'anno per ogni studente vengono corrisposti dallo Stato 7950 dollari (media Ocse 8250), concentrati sulle scuole primarie e secondarie a svantaggio dell'Università. Un decimo della spesa pubblica italiana è rivolto alle istituzioni scolastiche, di questa porzione l'80% è investito per il personale docente e non docente, a scapito delle strutture, spesso fatiscenti e di dubbia sicurezza per studenti e insegnanti. Paradossalmente, maestri e professori sono retribuiti molto meno dei loro colleghi in altri Paesi, fino al 20% in meno al culmine della carriera. Gli alunni fino a 14 anni restano in classe più della media (8200 ore contro 6777): il rapporto, però, non fa riferimento alla qualità dell'insegnamento. Infine, poca l'apertura verso gli scambi con le scuole estere.

venerdì 3 settembre 2010

L'imprenditoria rosa, al top nel settore primario

In Italia, quasi un terzo delle imprese agricole è capeggiata da imprenditrici (immagine da coldiretti.it). Secondo l'Istat, in alcune regioni, come la Liguria e la Valle d'Aosta, la presenza femminile nell'imprenditoria sfiora quasi il 50%. Il settore primario risulta trainato dalle donne, tenuto conto anche del ruolo rivestito dalle lavoratrici stagionali e dalle mogli dei titolari di aziende agricole medio-piccole. Donne che spesso affiancano i propri compagni nella conduzione familiare dell'impresa e che non sempre dispongono di un riconoscimento contributivo e di assicurazione. Sulla base dei contratti ufficiali, le agricoltrici costituiscono il 39% sul totale degli addetti ai lavori nei campi. A settembre, l' Onlilfa, l'Osservatorio nazionale per l'Imprenditoria e il Lavoro Femminile in Agricoltura ha condotto un indagine con l'obiettivo di sondare il livello di sicurezza e di salute per le lavoratrici in campagna. Uno dei risultati prodotti è che sono in espansione le malattie prodotte dall'uso di alcune sostanze chimiche nei campi, specie forme tumorali e danni all'apparato riproduttivo. Inoltre, le donne, a parità di impegno e efficienza, sono più colpite degli uomini da dolori articolari e da danni muscolo-scheletrici causati dal sollevamento e dallo spostamento di pesi come macchinari e attrezzi.

martedì 31 agosto 2010

Collega nervoso? L'errore umano raddoppia

Un altro episodio di malasanità sui giornali nazionali: nel messinese una madre e il suo nascituro hanno rischiato di perdere la vita per un diverbio fra dottori avvenuto in sala parto (foto da riza.it). Un altro caso, più grave, che ha portato alla morte di un neonato, a Roma. Secondo uno studio britannico apparso a luglio (Università di Aberdeen, Scozia), chi perde le staffe a lavoro è più predisposto allo stress lavorativo e commette più errori. Il processo produttivo, così come la sicurezza personale e altrui, risentono negativamente del nervosismo, grave fattore di disturbo in qualsiasi attività. In base alla ricerca, gli effetti più gravi dei litigi nati sul luogo di lavoro si sono osservati proprio nel settore sanitario, tra medici o infermieri. Litigi che spesso avvengono prima di un intervento. Le incomprensioni, così come la tensione quotidiana fra colleghi, oltre a causare un abbassamento della qualità delle relazioni umane, alimentano lo stress individuale, innescando emozioni negative che influiscono sul livello di attenzione dei lavoratori. Il personale, perdendo a causa dello stress una parte della propria attenzione, prendono decisioni affrettate o poco obiettive oppure non riescono più a svolgere pienamente i propri compiti o li eseguono con molta difficoltà. Mantenere un clima disteso e pacifico è essenziale per la sicurezza di tutti.