
I
consumatori abituali di
tonno in scatola sono avvisati (foto da wikipedia.org). Il
monito arriva dalla
Spagna e il portavoce del messaggio è
Greenpeace: in base ai risultati dei
test del DNA sul contenuto del pesce inscatolato, condotto da
AZTI Tecnalia, un
laboratorio indipendente dall'associazione ambientalista,
una confezione di tonno
su tre contiene diverse
tipologie di tonni non dichiarate sull'etichetta e, nel peggiore dei casi,
altre specie marine, come tartarughe, squali balena, altri pesci più o meno commestibili e minacciati nell'ecosistema. Uno studio che dimostra la mancanza sia di una pesca davvero ecostostenibile, sia di un'informazione veritiera per il consumatore. Su circa
165 marchi analizzati di aziende europee, con al vaglio 4 tra i più famosi marchi italiani, risulta che la
pratica illegale più diffusa è il
mix di tonni rossi del Mediterraneo o pinnegialle del Pacifico con altri di diversa provenienza e, purtroppo, sovrasfruttati. Anche se il
processo di lavorazione del tonno in scatola è sottoposto a rigorose
indicazioni di igiene e sicurezza, secondo
il manuale HACCP, seguendo la denuncia di Greenpeace, qualcosa sembra sfuggire proprio all'inizio della filiera produttiva. La difficoltà sarebbe identificare le diverse specie, dal momento che, una volta catturati, sono congelate in blocco.
Nessun commento:
Posta un commento