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martedì 31 agosto 2010
Collega nervoso? L'errore umano raddoppia
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lavoro
lunedì 30 agosto 2010
Se lo stress fa saltare la pausa
Meglio stressati e, magari, momentaneamente affamati che disoccupati: la pensano così molti dipendenti di aziende in Europa (foto da buonpernoi.it). I tagli del personale dovuti alla crisi economica e dei consumi hanno seminato il panico fra i lavoratori e gli impiegati, che, pur di mantenere il proprio posto di lavoro preferiscono saltare la pausa pranzo o la pausa caffé e gestire lo stress correlato al lavoro sbrigando compiti su compiti. Dimostrare di essere produttivi, anche quando per legge al lavoratore è consentito un momento di ricreazione è controproducente per la propria salute e per la stessa azienda. Questa nuova tendenza sul lavoro è stata fotografata da una ricerca britannica del"Chartered Institute of Personnel and Development" che ha somministrato un questionario dettagliato a oltre 3000 impiegati d'ufficio. Quasi un terzo degli intervistati ha risposto di mangiare velocemente un panino sulla propria postazione durante la pausa, un'abitudine deleteria per il proprio stomaco. Il 25% invece ha affermato di rinunciare totalmente alla pausa pranzo: il rischio di svenimento per una carenza di zuccheri diventa altissimo. Quasi la metà dei lavoratori dichiara di sentirsi spesso sotto stress (almeno una volta alla settimana). Tra le risposte più frequenti che spiegano il motivo di saltare il pranzo: troppo lavoro da svolgere o ultimare (50% degli intervistati) e riduzione del personale (30%).venerdì 27 agosto 2010
Lavoro a intermittenza. Più di una moda estiva
Introdotto dalla legge Biagi nel 2003, il Job on call o lavoro a chiamata si è diffuso notevolmente negli ultimi anni. Secondo l'Istat, che da qualche anno a questa parte analizza il ricorso delle imprese a questo tipo di contratto nelle relazioni lavorative, nel 2009 il lavoro a intermittenza è salito del 75% rispetto a due anni prima. La flessibilità del lavoro non interessa soltanto i giovani ma ha trovato terreno fertile durante questi anni di crisi economica in molti settori e soprattutto coinvolgendo varie fasce d'età. Andando quindi oltre l'esigenza di conciliare la formazione personale dei giovani al bisogno di lavoro durante la stagione estiva. Le aziende che hanno proposto questo tipo di contratto ai propri dipendenti sono quasi raddoppiate dal 2007. I settori dove esitono più lavoratori on call sono quello alberghiero e della ristorazione: il 55% sul totale dei contratti a intermittenza e quasi il 38% della forza lavoro totale in Italia. Come conseguenza della crisi, i datori di lavoro nell'industria, nel commercio e nei trasporti preferiscono in quadrare il proprio personale in base a contatti on call a tempo indeterminato. Assente il lavoro a chiamata nel settore bancario e dell'intermediazione finanziaria. Il Veneto e il Nord Est si attestano fra le zone d'Italia che utilizzano maggiormente questa tipologia di contratto.
Patente a punti per la professionalità dei costruttori
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giovedì 26 agosto 2010
Assenze in calo al lavoro. Merito dei non fumatori
La lotta contro il tabacco e il fumo passivo nei luoghi di lavoro ha dato i suoi frutti (immagine da medicinalive.com). A documentare scientificamente i benefici connessi al divieto imposto dalla legge, due professori dell'Università Cattolica e dell'Ateneo di Bergamo. In esame il periodo 2000-2006. Italia, Svezia e Irlanda sono state messe a confronto con altri Paesi europei, dove la normativa contro il fumo sul lavoro e nei luoghi pubblici è meno rigida (come Spagna e Grecia). Con il taglio dell'abitudine al fumo, si sono osservati meno fumatori, meno fumo passivo e quindi minori rischi polmonari e cardiaci, con un calo delle assenze per malattie correlate al fumo (-4% in Italia dal 2002, -2,5% la media europea). Secondo i dati dello studio, presentati a Milano durante il congresso internazionale di fine luglio "implicazioni socio-economiche della salute e della sicurezza sul lavoro", è proprio il divieto categorico che ha influito positivamente sul fronte della produttività e della riduzione delle malattie. Per effetto delle leggi restrittive, paradossalmente, tra i lavoratori che fumano è aumentata del 5% l'esposizione allo stress da lavoro. Un falso problema, visti i maggiori danni provocati dalle sigarette rispetto allo stress. mercoledì 25 agosto 2010
Uno spot in TV per il bene dei lavoratori
A partire da fine mese, il Ministero del Lavoro si servirà di televisione e Web per lanciare una campagna di comunicazione sociale dal titolo "Sicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuole bene" (foto da superabile.it). L'iniziativa istituzionale, presentata il 23 agosto a Rimini, è indirizzata a tutti i lavoratori italiani, con particolare attenzione a quelli attivi nei settori più a rischio di incidenti. Saranno trasmessi in TV alcuni spot che hanno per protagonisti operai, impiegati e imprenditori, uomini e donne. La missione: stimolare l'opinione pubblica e indurla a riflettere sul tema dell'incolumità e della salute per chi lavora. Non solo: la campagna servirà anche a far conoscere la diversità di rischi corsi da uomini e donne, dando importanza alla parità di diritti attraverso il riconoscimento delle differenze di genere. Questa volta la televisione si presterà per il buon esempio, diventando un importante veicolo del progresso culturale e promuovendo un cambiamento di mentalità. Una campagna comunicativa che tratta un problema grave, quello della mancanza di sicurezza sui luoghi di lavoro basandosi su messaggi semplici, per essere facilmente interiorizzata dal pubblico. Messaggi semplici che riescono, però, nel loro intento: fare leva sulle emozioni e, in seguito, sul comportamento degli spettatori, attraverso trame e prospettive insolite.
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martedì 24 agosto 2010
In ufficio, senza afa né sprechi
lunedì 23 agosto 2010
Medici aziendali per un lavoro "sobrio"
mercoledì 18 agosto 2010
Tragitto casa lavoro. Pericoli dietro l'angolo
Rimane un tema piuttosto controverso quello dei risarcimenti per gli incidenti avvenuti nel percorso di andata e ritorno dal lavoro. Tre i motivi di discussione: la convenienza e l'abitudine dell'itinerario percorso, il nesso giornata/orario di lavoro con il tragitto effettuato, la reale necessità di utilizzare il mezzo privato. A fine luglio, ha fatto discutere una sentenza della Corte di Cassazione, che si è opposta alla richiesta di indennizzo avanzata da un lavoratore che era rimasto vittima di un incidente in motorino per andare al lavoro. Ricorrere al proprio veicolo, quando il luogo di lavoro è collegato, facendo prevalere gli interessi familiari, per esempio ridurre i tempi del tragitto per arrivare o tornare in tempo, va contro i criteri per il riconoscimento dell'infortunio "in itinere". Consola il fatto che, nel 2009, secondo l'Inail, gli infortuni sulla strada verso/dal lavoro si sono ridotti del -6% rispetto all'anno precedente, lo stesso si è verificato per i casi mortali, in discesa del 2,7% .
martedì 17 agosto 2010
Agricoltori per una stagione: insidie per i giovani
lunedì 16 agosto 2010
Dal lavoro flessibile al precariato femminile
giovedì 12 agosto 2010
Contro il lavoro nero i "buoni lavoro"
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mercoledì 11 agosto 2010
Imprese sicure: arrivano i finanziamenti Fondimpresa
Dal 2007, le piccole e medie aziende italiane hanno la possibilità di aderire, secondo diverse modalità, a Fondimpresa (foto 100ambiente.it). Si tratta di un fondo paritetico nazionale, istituito da Sindacati e da Confindustria, che ha come obiettivo il finanziamento di piani di formazione e di aggiornamento del capitale umano. Le imprese possono accedere alle risorse presentando la propria domanda, singola o in consorzio. Per l'approvazione, però, servono determinati requisiti, primo fra tutti l’iscrizione come socio all’iniziativa Fondimpresa. Il fondo è costituito da stanziamenti dall'INPS, ottenuti da versamenti effettuati dalle imprese che partecipano. Proprio a fine luglio, sono stati messi a disposizione dei soci 9 milioni di euro, con lo scopo di alleggerire i costi per i piccoli e medi imprenditori e di incrementare la formazione, in via esclusiva, sulla sicurezza e sulla gestione ambientale. Le aziende italiane, più sensibili alla problematica della sicurezza, possono aumentare la propria efficienza e allo stesso tempo rispondere alle normative vigenti, investendo per i dipendenti con minori sforzi grazie alle agevolazioni. Possono infatti beneficiare sia di una copertura parziale dei costi nella fase iniziale del piano di formazione (fino al 70% sul costo totale), sia di un rimborso finale al termine del percorso formativo.martedì 10 agosto 2010
Mobbing sul lavoro: a repentaglio la salute psicofisica
Il termine inglese "mobbing" sembra riferirsi a un fenomeno recente: purtroppo, è un problema grave, da sempre esistito nelle aziende, private e pubbliche. Il mobbing minaccia e danneggia effettivamente l'integrità psicofisica del lavoratore, sopprimendo i suoi diritti costituzionali. La Cassazione lo ha definito come una serie di comportamenti ostili, messi in atto da colleghi o superiori sul posto di lavoro. Vessazioni e minacce, più o meno evidenti, che si protraggono nel tempo a spese del dipendente preso di mira. Quest'ultimo subisce l'allontanamento e perfino l'esclusione dall'attività. Direttamente licenziato dal superiore perchè non produttivo, oppure, indirettamente, ormai vittima di depressione e disturbi traumatici, sceglie di licenziarsi per evitare le continue pressioni psicologiche. E' di qualche giorno fa la notizia di un' azienda sanitaria in Trentino che ha deciso di ricorrere a uno psicologo esterno per combattere il fenomeno. In Italia non esiste ancora una legge sistematica contro il mobbing, nonostante i casi registrati superino il milione. Un primo passo per uscire dal tunnel è quello di rivolgersi al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza - RLS, e successivamente ai sindacati esterni. La figura del RLS è essenziale per aprire un confronto tra l'azienda e i soggetti coinvolti. Perchè se la salute del singolo è messa a repentaglio, anche la sicurezza stessa dell'azienda e degli altri dipendenti è a rischio.
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lunedì 9 agosto 2010
Occupazione: un miraggio per i giovani
A fine luglio, il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (CNEL) ha pubblicato i risultati del "Rapporto sul mercato del lavoro 2009/2010" (foto da universita.it). Risultati che gettano un'ombra scura sul futuro di un'intera generazione. Per i giovani italiani under 30, l'inserimento nel mondo del lavoro sta diventando sempre più un problema. La domanda da parte di datori di lavoro e aziende è calata di quasi mezzo milione di unità rispetto all'anno precedente. Una contrazione significativa, che è stata osservata anche per le richieste di lavoro dipendente a tempo determinato. Minori opportunità d'ingresso, minori occasioni per fare "gavetta": come reazione, quindi, aumentano i giovani che rinunciano alla ricerca attiva di una posizione, determinando la propria esclusione dal mercato del lavoro. Essere assunti con un contratto a tempo indeterminato appare sempre più un miraggio, così come avere la sicurezza di tenersi stretto il lavoro stabile, una volta ottenuto. Secondo il report del CNEL, i giovani con meno di 25 anni costituiscono la fascia di popolazione più penalizzata. Per loro, restare senza lavoro è tre volte più probabile rispetto ai giovani fino a 34 anni. Il quadro vale sia per l'Italia sia per altri Paesi europei. Dal 2008, infatti, per i ragazzi under 25 si è osservata una diminuzione dell'occupazione pari al 10,8%, specialmente nel comparto dei lavori temporanei. Come se la crisi globale e l'instabilità dei rapporti di lavoro non fossero già abbastanza. venerdì 6 agosto 2010
Lavoro e malattie: uno stretto binomio
L'esposizione di otto ore al giorno, per anni, a fonti di calore, vibrazioni, rumore, sostanze chimiche, inquinamento, polveri, fonti luminose, campi magnetici e quant'altro conduce nella maggior parte dei casi a una malattia professionale, collegata cioè all'attività lavorativa (immagine da Inail.it). Malattie che possono essere evidenti o latenti e subdole, addirittura mortali. Esistono, poi, lavori che richiedono un certo tipo di sforzo o postura costante: a lungo andare il corpo si usura manifestando una o più patologie. I lavoratori, maggiormente informati da sindacati, patronati e associazioni, risultano oggi più sensibilizzati sulla problematica delle malattie correlate al lavoro. Infatti, nel 2009, hanno presentato 34646 denunce: secondo il Rapporto Annuale dell'Inail si tratta di un vero e proprio boom. Non necessariamente l'aumento intende segnalare peggiori condizioni di salute e sicurezza sul lavoro, semplicemente esiste una maggiore conoscenza del fenomeno. L'istituto ha comunicato un incremento del 16% dei casi di malattia denunciati dal 2008, la percentuale più alta dal 1995. Nel 2009 sono raddoppiate le segnalazioni di lavoratori del settore agricolo, il più coinvolto nelle denunce, segnando dal 2008 il più 113,4%. Al primo posto delle malattie: tendiniti, sindrome del tunnel carpale, patologie muscolo-scheletriche imputabili a sforzi e sovraccarichi. In aumento anche le denunce per neoplasie e tumori dovuti all'esposizione all'amianto.
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giovedì 5 agosto 2010
Cantieri stradali: l'incolumità in testa
Questa idea di cooperazione reciproca, però, non è così scontata. Man a mano che ci si addentra nella dimensione delle piccole e micro imprese la collaborazione sembra indebolirsi e svanire. Se è vero che sono i grandi a dare l'esempio, quest'anno la società Autostrade per l'Italia si è dimostrata la migliore in classe quanto a responsabilità sociale sia per l'implementazione di programmi di sicurezza, sia per il coinvolgimento diretto degli operai nei propri cantieri stradali. Un'iniziativa nata due anni fa, con la partecipazione della Provincia di Bologna, sindacati e ditte subappaltatrici dei lavori sulla variante di valico sull'A1.
Autostrade ha investito un milione di euro suddivisi tra corsi di formazione sulla sicurezza paralleli a quelli previsti per legge, premi singoli per i lavoratori più attenti (500 euro mensili) e premi per le squadre più collaborative (5000 euro trimestrali).
In totale, 65 i lavoratori premiati quest'estate per la difesa dell'incolumità propria e altrui nel cantiere. Questo progetto pilota, unico nel suo genere in Italia, sarà adottato su scala nazionale dalla società. Chissà se sarà preso come modello da altre piccole medie aziende, specialmente da quelle nel settore delle costruzioni.
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Dipendenti stressati? Pagano i datori di lavoro
Occhio quindi ai sintomi dello stress che si ravvisano altrimenti si può rischiare grosso.
Ne sa qualcosa la Renault, condannata nel gennaio 2010 dal tribunale di sicurezza sociale di Nanterre per il suicidio di un suo ingegnere. Il 20 ottobre 2006 l’uomo si gettò dal quinto piano a causa dello stress provocato dall’imposizione di orari di lavoro troppo duri.
E per quanto ci riguarda ci si può rifare a quanto deciso dalla Cassazione qualche mese fa. Il capo che stressa in continuazione il dipendente lo deve risarcire per i danni patiti. Era la causa di Rita C., un'operatrice amministrativa impiegata presso l’ ufficio di funzionario della pretura di Imperia. Il dirigente era stato condannato in primo grado e in Appello per i reati di ingiuria, lesioni colpose e minacce. La Suprema Corte ha poi dichiarato estinti i reati per prescrizione, ma ha confermato il risarcimento dei danni per lo "stato ansioso depressivo con tachicardia in stress emotivo" provocato.
mercoledì 4 agosto 2010
Alimenti e sicurezza: task-force estiva dei NAS
Lo scopo: intensificare le verifiche sugli alimenti e sui requisiti igienici di strutture ricettive ed esercizi pubblici nelle principali località turistiche, quando l’affluenza è maggiore. Secondo quanto rilasciato dal Sottosegretario alla Salute Martini, in concomitanza al Bilancio annuale sulla Sicurezza Alimentare, tra giugno e luglio sono stati sottratti al consumo più di mille tonnellate di alimenti e bevande alterati, per un valore di oltre 3 miliardi di euro. I controlli a tappeto hanno interessato 3300 attività commerciali: di queste, 1130 sono state ritenute irregolari. Ammontano a 940 gli illeciti amministrativi, 199 le segnalazioni all’autorità giudiziaria, 84 i sequestri immediati. Tra le maggiori violazioni emerge insistentemente l’insufficiente osservazione e attuazione delle procedure contenute nel manuale di autocontrollo - haccp, specialmente nel settore alimentare. Nel 2009 le infrazioni date dalla carenza di autocontrollo sui prodotti finali hanno riguardato il 41,2% sul totale. Per difendere la salute dei cittadini e la reputazione dell’agroalimentare italiano, sarà previsto un nuovo Decreto Legge con sanzioni più pesanti e rafforzamento delle verifiche sulla sicurezza dei cibi.
Sicurezza, prevenire conviene
La riduzione prevede uno sconto del 1,88% dell’importo del premio per il 2009 che aumenterà al 2,10 % per l’anno successivo.
Per le agevolazioni non basta comunque non aver subito incidenti ma i datori di lavoro devono documentare di aver effettuato interventi di prevenzione.
Un’azione, quella decisa dall’Inail, che sottolinea l’importanza della formazione sulla sicurezza e che spinge le aziende ad investire in questo settore anche per ottenere benefici concreti in termini economici oltre che per la salvaguardia della salute umana.
martedì 3 agosto 2010
Privacy VS controlli di sicurezza: partita aperta
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Stress? Arriva l’Aom e si torna a lavorare
Ma soprattutto per gli impiegati e i lavoratori da ufficio un rimedio potrebbe essere costituito dall’Aom, l’antistress office massage.
Si tratta di una pratica sperimentata dapprima dalle multinazionali americane, perfetta per coloro che trascorrono molte ore al pc o seduti davanti a una scrivania. Si tratta di un massaggio breve di circa 15 minuti, il tempo di una pausa caffè, ideale da praticare a lavoro perchè viene eseguito da vestiti, senza oli o creme, semplicemente su un lettino o una sedia.
Sblocca i muscoli contratti e le articolazioni rigide. I benefici sono immediati. Con l'annullamento delle tensioni muscolari e il rilassamento, permette all’organismo di rigenerarsi aumentando la vitalità grazie al miglioramento della circolazione e accrescendo l'elasticità del corpo.
lunedì 2 agosto 2010
Le aziende italiane fra sostenibilità e responsabilità sociale
Le piccole e medie imprese italiane, specialmente quelle del Centro-Sud, lo hanno capito e, consapevoli, stanno adottando sempre più un approccio sostenibile verso la dimensione sociale, esterna e interna, all'attività lavorativa. A sostenerlo di recente è stato l'Osservatorio Socialis con i dati divulgati nel corso del IV Rapporto sull'impegno sociale aziendale patrocinato anche dal Ministero del Lavoro. Il nuovo trend della responsabilità sociale non è prerogativa esclusiva della governance delle grandi aziende del Nord, nè un puro strumento di immagine. Su un campione di 800 attività intervistate con 100 lavoratori nel 2009, il 63% ha investito in iniziative solidali per comunità e gruppi svantaggiati, per l'ambiente, per le condizioni di salute di lavoratori e per la sicurezza. Su quest'ultimo aspetto, soltanto il 33% circa delle aziende "responsabili" ha concentrato l'investimento sociale al proprio interno, per migliorare le condizioni di salute, di sicurezza e la situazione lavorativa generale dei propri dipendenti. Per le aziende analizzate, eventi catastrofici esterni sembrano avere quindi maggiore eco rispetto alle tematiche di sicurezza e di miglioramento qualitativo dell'occupazione. Su circa un miliardo di euro versati per la responsabilità sociale lo scorso anno, un terzo è stato erogato in denaro, senza il coinvolgimento a 360 gradi dell'impresa. In fondo, la responsabilizzazione è un processo ancora in corso.
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