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venerdì 10 settembre 2010

Contro l'assenteismo, un detergente per le mani

Per contenere le assenze dal lavoro causate da malattie infettive è sufficiente lavarsi accuratamente le mani più volte al giorno (foto da lastampa.it). Se l'azione è completata da un disinfettante a base di alcol, la minaccia di virus e batteri si riduce esponenzialmente. Un gesto individuale semplice, a vantaggio della salute di tutti i lavoratori, che favorisce ambienti di lavoro sani, a beneficio anche della produttività di aziende e amministrazioni pubbliche. Come ha dimostrato, di recente, lo studio di un'università in Germania apparso sulla rivista specializzata BMC Infectious Disease. I ricercatori tedeschi hanno esaminato, per la prima volta al mondo, l'impatto che ha avuto l'installazione di apparecchi per igienizzare le mani sull'assenteismo negli uffici statali durante il pericolo della pandemia influenzale suina. Il test è stato condotto su circa 130 volontari, divisi in due gruppi. Il primo con il compito di usare il disinfettante almeno 5 volte nel corso della giornata lavorativa, il secondo con l'obbligo di proseguire nelle normali abitudini igieniche. I risultati scientifici hanno dato confermato l'ipotesi: rafforzare le pratiche igieniche aiuta a ridurre i costi associati alle assenze per malattie.

giovedì 9 settembre 2010

Tastiera e mouse in ufficio. Allarme batteri

Dopo i cellulari, i più grandi veicoli di batteri e organismi patogeni sono le postazioni pc negli uffici (foto da saperlo.it). L'avvertimento arriva anche in questo caso da uno studio condotto in Gran Bretagna a giugno, dagli esperti autorevoli del Royal Society Chemistry.
Si tratta di un problema collegato sia alla scarsa igiene delle mani e degli oggetti sul luogo di lavoro, sia ad alcune abitudini consolidate ma molto scorrette come pranzare sulla scrivania durante la pausa. Un mix di batteri e sporco, lontano dall'essere innocuo. Infatti, tra i tasti del pc aziendale e del mouse si nascondono e proliferano in colonie, proprio grazie a frammenti di sporco e cibo, vari tipi di batteri. Il più delle volte, si moltiplicano oltre il livello di sicurezza.
Un potenziale rischio biologico per gli impiegati, che potrebbero contrarre gravi infezioni a livello gastro-intestinale. Secondo un altro studio inglese del 2008, le tastiere mai pulite o pulite una volta al mese sono in grado di ospitare 150 volte oltre il livello di guardia batteri come Escherichia Coli, stafilococchi responsabili di varie forme di enterocoliti e pneumococchi che causano infezioni respiratorie.

mercoledì 8 settembre 2010

Fare gli straordinari: lo stress che va dritto al cuore

L'extra lavoro, oltre le 40 ore settimanali, si paga in termini di stress, problemi cardiocircolatori e aspettative di vita ridotte (foto da fiscooggi.it). Se a fare gli straordinari, poi, sono gli uomini, in particolare impiegati, dai 40 ai 60 anni d'età, il rischio di infarto dovuto a stress da lavoro è doppio rispetto ai colleghi più giovani e alle donne in carriera. Dunque, pare proprio che esista una correlazione positiva fra carico di lavoro e mortalità causata da danni al cuore: lo afferma uno studio del Centro Nazionale di Ricerca sull'Ambiente di Lavoro di Copenaghen, documentato di recente sulla rivista medica Heart. Secondo i ricercatori danesi, su un campione di studio composto da 4943 uomini, la soglia oltre la quale, in media, si manifestano i disturbi più gravi e perfino la morte per ischemia (12%) è quella oltre le 45 ore di lavoro. La ricerca è stata realizzata sia attraverso un questionario rivolto ai partecipanti per constatare le abitudini di lavoro, sia attraverso il monitoraggio dell'indice di massa corporea e del consumo di ossigeno. Per arrivare alla conclusione, gli indici sono stati successivamente corretti in base ad altri paramentri come l'età, la pressione sanguigna, la classe sociale, il tipo di lavoro, consumo di alcool, l'abitudine al fumo e il diabete. L'unico fattore che limita i danni dello stress e che può scongiurare i peggiori scenari per la salute dei lavoratori è la buona forma fisica ottenuta con l'attività sportiva. Consiglio che gli studiosi danno ormai da anni.

martedì 7 settembre 2010

L'istruzione in Italia: un disastro secondo l'OCSE

Ad infiammare di nuovo il dibattito sulle condizioni generali in cui si ritrova la scuola italiana arrivano le statistiche del rapporto OCSE "Education at a glance 2010" (foto da repubblica.it). I dati vengono diffusi proprio all'inizio del nuovo anno scolastico, nel momento clou della Riforma voluta dal Ministro Gelmini, mentre gli insegnati precari continuano a manifestare con lo sciopero della fame i loro dissensi contro tagli e "razionalizzazioni". Un quadro allarmante, se non si interviene nella giusta direzione. Secondo l'Ocse, l'Italia non si impegna nella spesa per l'istruzione: si investe male e poco. Soltanto il 4,5% del Pil è destinato alle scuole di tutti i cicli, quando la media dei Paesi Ocse industrializzati ammonta al 5,7%. All'anno per ogni studente vengono corrisposti dallo Stato 7950 dollari (media Ocse 8250), concentrati sulle scuole primarie e secondarie a svantaggio dell'Università. Un decimo della spesa pubblica italiana è rivolto alle istituzioni scolastiche, di questa porzione l'80% è investito per il personale docente e non docente, a scapito delle strutture, spesso fatiscenti e di dubbia sicurezza per studenti e insegnanti. Paradossalmente, maestri e professori sono retribuiti molto meno dei loro colleghi in altri Paesi, fino al 20% in meno al culmine della carriera. Gli alunni fino a 14 anni restano in classe più della media (8200 ore contro 6777): il rapporto, però, non fa riferimento alla qualità dell'insegnamento. Infine, poca l'apertura verso gli scambi con le scuole estere.

lunedì 6 settembre 2010

Rischi lavorativi: uomini e donne a confronto

Nello stesso ambiente di lavoro, pur coprendo lo stesso ruolo, uomini e donne sono sottoposti a diversi tipi di rischio per la propria salute e la sicurezza (immagine da blogscienze.com). Una questione ovvia soltanto in apparenza e complicata dal fatto che parità di diritti e doveri non significa omologazione uomo-donna.
Servono infatti dei parametri che tengano conto delle differenze di genere, fra lavoratori e lavoratrici, per la valutazione dei rischi sul lavoro: è questo il punto centrale dell' accordo triennale firmato a settembre da Inail e Regione Toscana.
Fra gli obiettivi del protocollo: direttive specifiche per la prevenzione delle situazioni che potrebbero causare incidenti, formazione integrata per i Rappresentanti dei Lavoratori per la sicurezza (RLS).
Oltre all'adeguamento delle procedure di sicurezza nell'ottica delle diversità uomo-donna, è previsto uno sforzo specifico per l'adattamento delle postazioni, delle attrezzature e dell'organizzazione dell' attività lavorativa.
Un progetto che potrebbe essere preso come modello di base dalle altre regioni italiane.

venerdì 3 settembre 2010

Stress? La risposta dipende anche dai geni

Di fronte a una scadenza di lavoro, anticipata improvvisamente di qualche giorno dal proprio capo, c'è chi rimane con i nervi saldi nonostante lo stress altissimo e c'è chi invece perde la pazienza e si lascia sopraffare totalmente dallo stress da lavoro, reagendo con nervosismo o angoscia.
La risposta individuale ad una situazione stressante dipende dal corredo genetico personale e non si tratta di una semplice scelta dettata dalla tensione del momento. E' questa la conclusione di un gruppo di studiosi olandesi, presentata a luglio durante un congresso europeo di Neuroscienze ad Amsterdam. Sottoponendo un campione di persone ad una scansione del cervello durante un esperimento di stress, si sono accorti che negli individui incapaci di gestire lo stress, la zona del cervello che si occupa delle emozioni (l'amigdala) è più attiva rispetto a chi mantiene lo stress sotto controllo. Questa iper attività dell'amigdala è dovuta ad un gene ereditato dalla propria famiglia, un gene che diventa attivo proprio in presenza di stress. Il gene si è però modificato con l'evoluzione e con l'ereditarietà e ha condotto ad una risposta diversa per altri individui, dove la corteccia del cervello ha la meglio sull'amigdala. Una scoperta scientifica davvero interessante.

Un capello per misurare lo stress

L’ultima scoperta in fatto di valutazione rischio stress viene , come spesso accade, da un gruppo di ricercatori d’oltreoceano, che, analizzando i capelli dei pazienti ricoverati in ospedale per malattie cardiovascolari, hanno scoperto una interessante coincidenza.

Lo studio, compiuto ad opera dell’Università di Ontario, e pubblicato dalla rivista Stress, afferma che esiste una sostanza che può trovarsi nei capelli e che risulta essere un ottimo indicatore del livello di stress del soggetto in esame, a tal punto che una quantità eccessiva di questa sostanza può essere considerato come un campanello d’allarme per infarti o problemi affini, che sempre più spesso sono causati da eccessivo stress da lavoro.

La sostanza in questione è il cortisolo, un ormone associato, appunto, allo stress. I ricercatori hanno basato i loro studi sull'analisi delle quantità di cortisolo presenti in una determinata lunghezza del capello. Cosi facendo, analizzando il rapporto tra centimetri di capello e quantità di ormone in esso presente, almeno secondo quanto affermano gli studiosi, è possibile predire un attacco cardiaco e correre ai ripari per tempo.

L'imprenditoria rosa, al top nel settore primario

In Italia, quasi un terzo delle imprese agricole è capeggiata da imprenditrici (immagine da coldiretti.it). Secondo l'Istat, in alcune regioni, come la Liguria e la Valle d'Aosta, la presenza femminile nell'imprenditoria sfiora quasi il 50%. Il settore primario risulta trainato dalle donne, tenuto conto anche del ruolo rivestito dalle lavoratrici stagionali e dalle mogli dei titolari di aziende agricole medio-piccole. Donne che spesso affiancano i propri compagni nella conduzione familiare dell'impresa e che non sempre dispongono di un riconoscimento contributivo e di assicurazione. Sulla base dei contratti ufficiali, le agricoltrici costituiscono il 39% sul totale degli addetti ai lavori nei campi. A settembre, l' Onlilfa, l'Osservatorio nazionale per l'Imprenditoria e il Lavoro Femminile in Agricoltura ha condotto un indagine con l'obiettivo di sondare il livello di sicurezza e di salute per le lavoratrici in campagna. Uno dei risultati prodotti è che sono in espansione le malattie prodotte dall'uso di alcune sostanze chimiche nei campi, specie forme tumorali e danni all'apparato riproduttivo. Inoltre, le donne, a parità di impegno e efficienza, sono più colpite degli uomini da dolori articolari e da danni muscolo-scheletrici causati dal sollevamento e dallo spostamento di pesi come macchinari e attrezzi.

giovedì 2 settembre 2010

Quali prospettive di lavoro per i neo-laureati?

Sembra che entro la fine del 2010, i giovani che avranno conseguito un diploma o una laurea nel corso dell'anno, verranno assorbiti più facilmente dal mercato del lavoro (foto da lombardia-pmi.it). Più della metà delle nuove assunzioni previste sarà destinata ai ragazzi appena usciti da scuole superiori o atenei, senza esperienza o alle prime armi. 20000 futuri contratti a tempo determinato, rivolti principalmente a neo diplomati (57% circa). Questa tendenza è stata catturata da un'indagine svolta a fine luglio dal sistema informativo Excelsior, sotto la supervisione del Ministero del Lavoro e Unioncamere. Una tendenza parzialmente positiva, ridimensionata dal fatto che l'occupazione segna -1,5% a metà anno. Le assunzioni programmate interesseranno di più i neolaureati in ingegneria, nel settore chimico farmaceutico e sanitario. Le aziende nel campione osservato sembrano prediligire il fattore formazione associato alla giovane età, non tanto l'esperienza sul campo. Sapremo con il senno di poi se questa preferenza, insieme alle prospettive occupazionali per i giovani, sia o meno rappresentativa del mondo del lavoro dipendente, sempre più volatile e instabile.

mercoledì 1 settembre 2010

Candidati e neoassunti: attenti al social network!

Avere un profilo pubblico e accessibile sui social network (come Facebook, Hi5, MySpace) può rivelarsi una fonte di guai e di discriminazione per chi è in cerca di lavoro e per chi ha già un impiego in azienda (immagine da univercity.it). Un potenziale attentato alla privacy e alla propria reputazione lavorativa. Secondo un articolo del Sole24ore, a fine agosto, in Germania è stata introdotta una proposta di legge per proteggere gli utenti-lavoratori: vietare alle aziende di consultare i social network sia per la ricerca di informazioni private, utili per valutare o escludere i possibili candidati, sia per ottenere altri dati sensibili con il fine di impugnarli durante le cause di licenziamento dei propri dipendenti. Un disegno di legge senza precedenti in Europa e in Italia. Se un tempo le aziende erano costrette a oscurare i siti e impedirne l'accesso ai propri impiegati in cerca di svago, oggi diventano le loro migliori alleate. Sfruttando le reti sociali in due modi principalmente: pubblicizzando gratuitamente il proprio sito internet, insieme a prodotti e servizi e carpendo informazioni essenziali per le ricerche di mercato e per "ottimizzare" il processo di selezione del personale. Secondo una ricerca di Careerbuilder dell'anno scorso, negli USA, quasi la metà dei datori di lavoro si è documentata su internet per capire il tipo di candidato che aveva di fronte. Attenzione, quindi, alle condivisioni, foto pubblicate, ai commenti, fatti o ricevuti e ai post in bacheca.