Il rischio grosso per i datori di lavoro è di essere scoperti e incappare in un classico caso di violazione della privacy.
Se da un lato c’è una legittima esigenza di monitoraggio dell’azienda, dall’altro ci sono alcuni diritti fondamentali del singolo che con le recenti disposizioni internazionali, e quindi applicate in ambito nazionale, hanno una tutela maggiore. Un’evoluzione del concetto di riservatezza che è passato dal right to be alone (concetto di libertà negativa) al right to privacy (capacità di negare consenso e autodeterminarsi).
Il datore di lavoro può trattare informazioni personali solo se queste si rivelano strettamente indispensabili ma al tempo stesso deve assicurare idonee misure di sicurezza per proteggerle. Vietata quindi anche la circolazione di questi dati e qualsiasi loro utilizzo illecito.
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